False Piste, pornografia del dolore ed altre storie...
Quando Paolo mi ha proposto di collaborare a False Piste il mio pensiero è andato subito a Garlasco.
False piste, congetture, voli pindarici, bulimia di notizie, pornografia del dolore é cio che ho visto costruire intorno ad una storia di omicidio e presunta malagiustizia (se si tratti realmente di malagiustizia lo scopriremo tra qualche mese, il mio punto di vista sul caso non è importante al fine del discorso).
Chiunque abbia una minima dimestichezza con i social che vada aldilà del buongiornissimo e foto di gatti ha avuto modo di vedere l’enorme labirinto di congetture che è stato costruito intorno al caso:
un mix tra sette / cocaina / massoneria qb per rendere tutto ottimo mangime per youtuber affamati di successo ed utenti così privi di stimoli da aver la necessità di sposare una battaglia che non è la loro ma che li fa sentire vivi, presenti e forse (per una volta) dalla parte giusta della Storia.
Ma ciò che mi chiedo (e vi chiedo) é: abbiamo davvero bisogno di tutte queste narrazioni? cosa spinge un qualsiasi utente social (e mi rivolgo a loro e non alla signora Gianminchietta, che compra Giallo ogni giovedì e lo legge nel salotto di casa sua, solo perché non so cosa ne pensa perché probabilmente ne parla da un balcone all’altro con la sua vicina e non scrive i suoi deliri su X) a prendere le parti di uno o dell’altro, come se fosse una partita di calcio dove si spera nella vittoria della squadra del cuore o una serie tv dove si è fan dell’attore del momento?
qualche settimana fa sono stati pubblicati l’indirizzo e le foto di casa di un povero disgraziato che ha avuto la sfortuna di nascere sotto la stella dell’omonimia.
gente è stata considerata sospetta per il semplice motivo di aver scelto di farsi tutelare da un avvocato perché gli youtuber e i loro adepti li avevano tirati in ballo creando ipotesi fantascientifiche ed era ormai necessario farlo per difendersi dalla loro narrazione.
gente comune, come me e come te che leggi, si sono ritrovate centinaia di sconosciuti che scavavano nelle loro vite e nei loro social.
Analizzando canzoni, foto e frasi pubblicate negli ultimi 20anni per il semplice motivo di esser entrati in collisione con persone coinvolte nel caso in un momento qualsiasi della loro vita.
c’è violenza in tutto questo: una forma di violenza sottile, subdola.
Quella di chi si improvvisa detective senza pensare alle conseguenze di cosa questa spasmodica ricerca della “verità” possa generare nelle vite delle persone che coinvolgono totalmente a caso solo per aumentare l’engangem dei loro canali social.
e mi chiedo: tutto questo ai fini dell’indagine cosa serve? a cosa serve uno youtuber che fa gli scherzi telefonici ad un convento? cosa serve uno youtuber che dice ad una folla di adoranti di avere il numero dell’assassino?
sono davvero così vuote le nostre vite da aver bisogno di riempirle in questo modo? abbiamo davvero bisogno di aggrapparci a teorie strampalate che ci portano lontano dalla verità ma che ci fanno sentire frizzantini perché forse il prozio della nonna del nipote di terzo grado quella mattina era alla fiera di Vigevano?
abbiamo davvero bisogno di seguire tutte queste False Piste?
ma soprattutto: quanto queste False Piste ci distraggono da quella che è la pista che dobbiamo seguire noi, per noi stessi?
forse penserete che questo discorso non è molto attinente al tema e sareste un po' confusi, ma sono certa che qualcuno riconoscerà l’esercizio di stile narrativo dietro ciò che ho raccontato.
in conclusione, per buttarla in caciara, il più pulito è Gerry la Rana.
lui non aveva False Piste, ma solo sogni come un qualsiasi Dale Cooper.





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