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​Bologna e la musica: Quando la tolleranza diventa l’alibi del declino

​ Bologna non è mai stata una città ordinata. E, per decenni, questo non è mai stato un problema. Al contrario, il disordine era il suo linguaggio: i portici non erano solo passaggi, ma membrane vibranti; i muri non erano pietre, ma spartiti; i locali non erano imprese, ma laboratori di un'urgenza creativa che non aveva ancora un nome. ​Da Lucio Dalla ai Disciplinatha , la città ha sempre saputo trasformare l’imperfezione in un’identità potentissima. Ma oggi, quella magia sembra essersi spezzata. C’è una linea rossa, sottile ma invalicabile, che separa l’imperfezione vitale dall’abbandono puro. E Bologna, quella linea, l'ha superata. ​ L’equivoco della tolleranza ​Oggi, camminare tra Via Zamboni e il Pratello non restituisce più l'idea di una "vitalità disordinata". Restituisce l'idea dell'incuria. Zone lasciate a sé stesse, sporcizia che non racconta nessuna storia, spazi sospesi in un limbo dove non c'è né gestione né vera vita vissuta. ​Il probl...

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